La mozione presentata dalla Südtiroler Freiheit in Consiglio, durante la seduta di novembre dal titolo “Misure per promuovere il bilinguismo e l’attrattività del servizio pubblico” dichiarerebbe obiettivi condivisibili – migliorare le competenze linguistiche nella pubblica amministrazione, rendere il servizio pubblico più attrattivo, sostenere la formazione.
Ciò però viene fatto attraverso una serie di 15 proposte improntate al controllo e alla repressione linguistica.
Secondo il testo, la lingua tedesca sarebbe “ovunque a rischio” e per proteggerla servirebbero controlli, segnalazioni, sanzioni, verifiche periodiche e persino controlli retroattivi sui certificati linguistici.
Il risultato a mio avviso sarebbe l’introduzione surrettizia di una “Sprachpolizei”, un sistema che sorveglia come ci esprimiamo nelle istituzioni, nelle comunicazioni interne, sul posto di lavoro.
Nell’intervento in aula abbiamo evidenziato perché questa impostazione è sbagliata e pericolosa:
Abbiamo ribadito che le lingue devono essere un ponte, non un’arma, e che servono soluzioni vere: percorsi misti facoltativi nella scuola, più occasioni di incontro reale tra giovani, politiche linguistiche intelligenti che coniughino diritti e qualità dei servizi.
Per questo, così formulata, la mozione non ha potuto ottenere il nostro sostegno.
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