Il Presidente ha rivendicato giustamente i sei punti centrali della riforma dell’autonomia e sottolineato l’importanza della clausola di garanzia.
Tuttavia, questa forza politica e tecnica impiegata nella riforma non trova alcuna declinazione coraggiosa nei settori che più avrebbero bisogno di autonomia innovativa e che veramente impattano sulla vita dei cittadini e delle cittadine.
Come ad esempio la scuola. Il Presidente infatti dichiara che “ogni bambino e bambina ha diritto alle stesse opportunità. No a discriminazioni e segregazione,” ma il suo partito introduce un sistema che prevede test linguistici alla scuola dell’infanzia per orientare la scelta della scuola.
In pratica: se un bambino non conosce abbastanza tedesco a 4 anni, viene orientato altrove. E dove sarà questo altrove, se non la scuola italiana, storicamente e culturalmente accogliente?
È difficile conciliare queste due affermazioni.
Parla anche di “formazione delle classi e assegnazione delle risorse tenendo in considerazione il livello linguistico individuale”, ma questa impostazione, di apprendimento per fasce di livello, se non è estesa a tutte le materie e non è accompagnata da un reale potenziamento dell’inclusione, rischia di produrre ciò che lei stesso dice di voler evitare: la segregazione.
Proviamo ad immaginare il bambino o la bambina, che mentre i compagni di classe fanno un’attività, vengono allontanato per la lezione integrativa di lingua. Come si sentiranno, se non discriminati e ghettizzati?
Ci sarebbe una possibilità: un modello di scuola europea da aggiungere ai modelli tradizionali.
Servizi 0–6
Nessun riferimento alla possibilità – che molte regioni europee hanno già realizzato – di integrare 0–6 in un unico sistema educativo, superando la divisione strutturale tra 0–3 e 3–6, che sta portando ad un rimpallo di responsabilità, tra assessorato alla famiglia e al sociale e assessorato alla scuola. E in mezzo ci stanno le famiglie e le 800 donne che ogni anno, in Alto Adige, si licenziano quando nasce un bambino o una bambina.
L’autonomia permetterebbe di farlo. La politica non lo ha voluto fare.
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